{"id":5029,"date":"2023-11-26T03:02:06","date_gmt":"2023-11-26T01:02:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.compagniabrat.it\/?p=5029"},"modified":"2023-11-26T03:02:06","modified_gmt":"2023-11-26T01:02:06","slug":"sergio-celotto-cordenons","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.compagniabrat.it\/sl\/sergio-celotto-cordenons\/","title":{"rendered":"Sergio Celotto - Cordenons"},"content":{"rendered":"\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Allora io mi chiamo <strong>Sergio Celotto<\/strong>, ho <strong>86 <\/strong>anni abbondanti. E vengo dalla bassa friulana, dalla bassa pordenonese, da <strong>Morsano al Tagliamento<\/strong>. L&#8217;ultima casa della regione prima della provincia di Venezia. Nato e cresciuto in giro per il mondo. Cresciuto l\u00ec, ma poi a scuola Pordenone poi. Eh militare, poi Valle d&#8217;Aosta, poi Svizzera, poi. Elettro Lux, poi sindacalista a tempo pieno.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Come si passava il tempo&nbsp;da piccoli?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Allora, Eh?&nbsp; Il tempo da piccoli era venendo io da una famiglia di contadini. Il tempo da piccoli era a disposizione solamente quando i genitori lo consentivano. A partire dalla giovanissima et\u00e0. Qualsiasi cosa o un bambino era in grado di fare, doveva dare una mano.<\/p>\n\n\n\n<p>In famiglia. Il tempo libero&nbsp; Consisteva a seconda delle stagioni o nell&#8217;essere esterno o interno, ma soprattutto esterno alla casa. E sostanzialmente i giochi erano sempre quelli, poi non \u00e8 che c&#8217;era a disposizione&#8230; La giostra al giorno della sagra ma\u2026 I giochi individuali o di gruppo, soprattutto di gruppo, erano sostanzialmente pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Eh? Traducendoli con i nomi Correnti\u2026 &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Anche il nome di una volta va benissimo\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; \u2026il gioco della <strong>Mussa<\/strong>. Era il gioco pi\u00f9 Comune di gruppo, il gioco delle <strong>biglie<\/strong>, le palline. A <strong>nascondino<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco della <strong>bandiera <\/strong>che ha sostanzialmente \u00e8 un gioco di squadra che veniva fatto sostanzialmente a scuola, poi. Per cui si dividevano le squadre, c&#8217;era la maestra che teneva la bandierina che arrivava in minor tempo\u2026 il <strong>pallone<\/strong>, quando il pallone non c&#8217;era. Perch\u00e9 il pallone era fatto sostanzialmente da vecchi stracci.<\/p>\n\n\n\n<p>E da una vecchissima camera d&#8217;aria tagliata a elastico. E poi gli elastici venivano&#8230; La palla di vecchi stracci veniva, con pi\u00f9 elastici, fatta diventare un pallone che non non rimbalzava. Per terra. Si tirava di qua, di l\u00e0, non rimbalzava granch\u00e9. Era gi\u00e0 un bene che fosse giocabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il gioco della <strong>campana<\/strong>. Ho visto che qui non era molto diffuso, anzi a mia memoria, per niente nella bassa friulana. Veniva, era pi\u00f9 diffuso, diciamo Nei grossi centri, sanvitese,&nbsp; Pordenonese, presumo. Io sono arrivato a Pordenone&nbsp; In tarda et\u00e0. Tarda\u2026&nbsp; Dopo i 20.<\/p>\n\n\n\n<p>Tarda rispetto alla nascita, io sono nato prima della guerra, quindi sono stato, noi, quelli della mia et\u00e0 sono stati condizionati particolarmente dalla guerra. E nel loro tempo libero, non allontanarsi da casa, non cio\u00e8&#8230; Per cui i gruppi di famiglie svolgevano questi giochi. La fionda era d&#8217;obbligo. Ricordo che ci \u00e8 stata sequestrata con grande dispiacere dal maestro.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cui poi, divieto di,&nbsp;divieto di rompere vetri a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E come veniva fatta la fionda?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; La fionda veniva fatta sostanzialmente con degli con dei rami biforcuti. E debitamente secchi eccetera.&nbsp; E in questo ramo venivano legati degli elastici.&nbsp; E in fondo all&#8217;elastico c&#8217;era il contenitore dei sassi, o dei pallini ma i pallini li avevano i figli di pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Di che cosa era fatto il contenitore?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Il contenitore era mediamente di cuoio vecchio, di di\u2026i comunque di una di una stoffa rigida&nbsp; che consentisse di essere poi lanciata&nbsp; E L&#8217;obiettivo era sempre il pi\u00f9 individuabile possibile, ma il pi\u00f9 difficile da raggiungere. Da noi, il <strong>campanile era <\/strong>piuttosto basso e quindi una delle mire era la campane.&nbsp; Che poi&nbsp; dal timbro del suono non si capiva se era centrata la prima e la seconda&nbsp; O niente. E.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; posso chiedere come si giocava a mussa?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Alla <strong>mussa <\/strong>era un gioco sostanzialmente fatto da un gruppo di ragazzi, il primo si appoggiava al palo, a un palo e gli altri due o tre o quattro si inclinavano. E poi c&#8217;era chi prendeva la corsa e chi saltava il pi\u00f9 vicino possibile a quello del palo era il vincitore. Si chiamava la mussa, veniva praticato un po&#8217; dappertutto, insomma.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E lo facevano solo i maschi o maschi e femmine?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Mediamente era un gioco maschile, perch\u00e9&#8230;.&nbsp; Perch\u00e9 era un gioco maschile, un gioco di\u2026 di forza, di peso, di sopportare il peso.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E invece a biglie come si giocava?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; A <strong>biglie <\/strong>si giocava per terra con queste biglie che erano fatte di terracotta e colorate con dimensioni diversa. Bisognava centrare il pallino.&nbsp; Era un gioco In mini delle bocce attuali.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Ma queste biglie di terracotta erano comperate?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; S\u00ec venivano comprati ovviamente da negozio del paese, che chiamiamola cartoleria&nbsp; Che vendeva poi quaderni, matite, gomme, quella cosa l\u00ec, cosa di cui bisognava essere particolarmente attenti stante le condizioni finanziarie in cui i ragazzi, come dire, avevano la disponibilit\u00e0, cio\u00e8 niente.<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altro gioco era quello delle <strong>freccette<\/strong>. Individuato un albero, individuato una porta vecchia, individuato un obiettivo,&nbsp; quell&#8217;obiettivo poi con delle freccette di legno.&nbsp; No?&nbsp; Con la punta, poi si trovava di Il modo di costruire le frecce.&nbsp; Qualcuno ha aiutato,&nbsp; Appuntito&#8230; E venivano lanciate con dei\u2026 c&#8217;erano dei\u2026era come adesso, solo che le frecce adesso sono come dire, industrializzate.&nbsp;Peso, misura colore.<\/p>\n\n\n\n<p>No quelle si facevano, ma non\u2026&nbsp;Ci facevano con pezzi di legno, con pezzi di tavola. E i pi\u00f9 in i pi\u00f9 ingegnosi\u2026I pi\u00f9 fortunati avevano qualche familiare che faceva il falegname.&nbsp; Perch\u00e9 nelle famiglie&nbsp; contadine&nbsp; tra tutti i familiari facevano quasi tutto&nbsp;in famiglia. Chi faceva un po &#8216;il falegname, chi faceva i cesti,&nbsp; chi faceva le sedie, cio\u00e8 la famiglia&nbsp; autoproduceva le necessit\u00e0 principali d&#8217;uso comune. D&#8217;inverno il divertimento pi\u00f9 comune era slittare.&nbsp; Avendo gli zoccoli con le brocche fatte a cuneo\u2026canali, non mancavano i fossi, non mancavano, qualche volta si finiva annacquati.&nbsp; Quando il ghiaccio diventava un po pi\u00f9 leggero.&nbsp; Successo anche a me, Eh\u2026&nbsp; di finire annacquato e di essere compensato abbondantemente da mia madre avendo riscaldato la faccia, il sedere con le mani.&nbsp; Erano i droni di una volta.&nbsp; Scappellotti da chilo. E un altro dei giochi, era quello del mattone.&nbsp; I mattoni, venivano messi dei mattoni In fila, a debita distanza e poi con sassi il pi\u00f9 possibile uguali venivano lanciati e quindi ogni mattone che cadeva faceva il morto, pi\u00f9 morti si facevano e pi\u00f9 punti si avevano per stabilire chi aveva vinto.<\/p>\n\n\n\n<p>I mattoni erano messi in piedi tu tiravi il sasso.&nbsp; Se centravi il mattone il mattone cadeva.&nbsp; E quindi avrei fatto un punto.&nbsp; Il premio era la soddisfazione di avere pi\u00f9 mira di un altro.&nbsp; No? Ovviamente questi giochi avvenivano nei cortili quando i ragazzi di pi\u00f9 famiglie si trovavano.&nbsp; Perch\u00e9 poi si trovavano per la strada per andare a scuola.&nbsp; Per la strada per andare al catechismo, per la strada per trovare le altre famiglie vicine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Un&#8217;altro gioco era quello del &#8211; Io qui non so come si chiamasse, da noi, si chiamava <strong>cib<\/strong><strong>\u00e8<\/strong>.&nbsp; Cib\u00e8 era un pezzo di legno a doppio cono.&nbsp; A doppia punta, che veniva debitamente appoggiato in un posto<\/p>\n\n\n\n<p>E gli altri erano in coda chi lo prendeva&nbsp; aveva vinto e quindi partiva lui a tirare. Pi\u00f9 tiravi lontano sei sempre in compagnia, questo \u00e8 un gioco di squadra. Era questo pezzo di legno fatto a bicono.&nbsp; Per cui veniva con un&#8217;altro mazza, un&#8217;altro pezzo di legno.&nbsp; Veniva battuto.&nbsp; Andava lontano il pi\u00f9 lontano possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi veniva poi che lo che lo prendeva al volo aveva vinto, altrimenti vinceva chi batteva. Era sempre una questione di punti. Il premio era Io sono pi\u00f9 bravo di te.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E come funzionavano i punti?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Ma un punto 2 volte, 3 volte. Io ho preso tre volte, tu quattro, lui due.&nbsp; Alla fine il pi\u00f9 bravo era quello che aveva la soddisfazione di essere il pi\u00f9 bravo.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Perch\u00e9 succedeva anche che uno batteva, ma questo non volava.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Si, magari batteva male, ma batteva troppo, troppo in mezzo, troppo&#8230;&nbsp; Erano sempre giochi molto elementari, no?&nbsp; Ma che servivano a far passare il tempo libero che c&#8217;era, perch\u00e9&nbsp; Durante la <strong>guerra <\/strong>si andava a scuola di mattina, di pomeriggio. Una settimana di mattina, una settimana di pomeriggio. Poi, ovvio, intanto si interrompevano, poi un anno Benito ha pensato bene di&nbsp; far bocciare tutti perch\u00e9 sembrava poco a scuola, qualche bombardamento, qualche , poi nel mio paese c&#8217;\u00e8 stato anche un bombardamento&nbsp; per cui mi \u00e8 mancato anche il mio compagno di banco &#8211; Bambino del&nbsp; 44, quindi 8 anni. E quindi i divertimenti erano sostanzialmente legati al tempo libero&nbsp; E al tempo stagionale. Per cui d&#8217;inverno i giochi avvenivano con le <strong>carte<\/strong>.&nbsp; Con le carte vecchie degli adulti, quelli che non usavano pi\u00f9, una specie di domino.<\/p>\n\n\n\n<p>Una specie di\u2026Poi c&#8217;era la <strong>Mosca cieca<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Come si giocava a mosca cieca?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Mosca cieca, si metteva un bendato. Questo coinvolgeva maschi e femmine.&nbsp; Veniva uno bendato.&nbsp; E poi doveva indovinare chi lo toccava,&nbsp;chi lo spingeva.&nbsp;Per cui conoscendosi quasi tutti, bisognava andare a intuizione, insomma: mi ha spinto forte, spingere quello l\u00ec, \u00e8 una bambina,&nbsp; Quello l\u00ec&#8230; Cio\u00e8 finch\u00e9 poi si indovinava, quindi cambiava la Mosca cieca, cambiava il bendato o la bendata e continuava il gioco che poi durava&nbsp;qualche una mezz&#8217;ora, un&#8217;ora al massimo, perch\u00e9 poi il tempo era sostanzialmente ristretto\u2026E d&#8217;inverno la sera nella stalla,&nbsp; la cosa ha funzionato fino a fine anni 50,&nbsp; venivano sostanzialmente gestiti senza disturbare gli adulti. Che avevano il loro gioco delle carte, i maschi. Le femmine&nbsp;dovevano pensare a costruirsi il corredo.&nbsp; E quindi non avevano\u2026Quindi si giocava o a carte con le carte vecchie, o a indovinare nomi o un po\u2019 di inventiva\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Venivano raccontate storie.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO&nbsp; Le <strong>storie <\/strong>venivano raccontate sempre, quasi sempre, <strong>d&#8217;inverno. <\/strong>O c&#8217;era qualcuno che leggeva qualche <strong>libro <\/strong>che secondo me, almeno la ventesima volta che veniva a letto no, oppure venivano raccontate storie.&nbsp; Qualche, molto spesso, storie un po\u2019 macabre per mettere un po&#8217; di sano\u2026ritegno tra i bambini per cui non&nbsp;\u2026 C&#8217;erano sempre, come dire? Questo era dovuto anche un po\u2019\u2026 Senza, senza sarcasmo, era dovuto al fatto che <strong>gli anziani morivano a casa<\/strong>, quindi i bambini&nbsp;diciamo che avevano una confidenza con la morte diretta, perch\u00e9: mio, nonno, io l&#8217;ho visto morire. Mia nonna non proprio in camera, ma un momento dopo, insomma. Ma poi il funerale. Queste tradizioni&nbsp; che&nbsp; sono andate avanti fino agli anni 2000 sostanzialmente&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo bel fatto che si moriva a casa.&nbsp; Contrariamente adesso che i bambini non sanno neanche cos&#8217;\u00e8 la morte, non sanno neanche cos&#8217;\u00e8 la sofferenza, perch\u00e9 appena uno sta male lo porta in ospedale.&nbsp; E dopo lo trovano davanti alla porta della Chiesa, gi\u00e0 bello che impacchettato, no? Si, no, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il rapporto diretto.&nbsp; Che c&#8217;era, che consiste\u2026&nbsp; che veniva considerato il trascorrere della vita.&nbsp; Attualmente non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9.&nbsp; Attualmente.&nbsp; Si \u00e8 tutti belli i giovani pimpanti, ben vestiti, ben rasati, ben rapati\u2026 si comprano i pantaloni nuovi per renderli vecchi tagliandoli.&nbsp; No?&nbsp; A me, quando ero piccolo mi mettevano su una pezza quando c&#8217;era un, quando era strappato il pantalone.&nbsp; Adesso bisogna comprarli buoni per renderli vecchi, altrimenti non sono nuovi. C&#8217;\u00e8 un po un rovesciamento della situazione.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Ma c\u2019\u00e8 una storia che si ricorda dall\u2019inizo alla fine di quelle che venivano raccontate.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Casa mia diciamo che venivano raccontate storie che erano legate a fatti avvenuti nel paese, ma anche qua eh, paese di <strong>emigrazione<\/strong>, migranti che ritornavano. Oppure emigranti che.&nbsp; da noi era abbastanza, io l&#8217;ho messo anche per iscritto in un libro che ho scritto:&nbsp; <strong>Da povero a libero.<\/strong><strong>&nbsp;<\/strong><strong>Una vita, un impegno.<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2026 era quella di un uomo.&nbsp; Che andavano a lavorare.&nbsp; L\u00e0 per le Germanie, che poi era un posto un po&#8217; indefinito.&nbsp; No? In Carnia dicevano: \u201ctal for\u00e8st\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2026 il quale, tornando a casa a fine stagione\u2026 \u00e8 rimasta incinta la fidanzata, aveva un matrimonio rapido.&nbsp; Perch\u00e9 poi bisognava ripartire verso&nbsp;KennySberg che era la capitale della Prussia.&nbsp; Attualmente \u00e8 un angolo dell&#8217;Unione sovietica rispetto alla Lituania. Intanto, con il compare intanto che preparavano la cena \u00e8 andato fuori a comprare il tabacco.&nbsp; Che ha trovato il caposquadra, il capo che guidava la la squadra che dovevano ripartire dice: \u201cTony, non vieni via quest&#8217;anno?\u201d&nbsp; \u201cSi, quando andiamo via?\u201d \u201cEh, stiamo andando via adesso\u201d per\u2026. Andavano via la sera perch\u00e9 andavano a prendere il treno a Pontebba, che era Pontebba, era sotto l&#8217;Austria, quindi li passava gi\u00e0 il treno che andava a Trieste,&nbsp; Udine e Trieste.&nbsp;Questo succedeva al 1914. \u00c8 tornato a casa la prima volta nel 1948. E\u2019 venuto a casa\u2026lui&nbsp; \u00e8 venuto a casa che era nonno, questo vecchio io l&#8217;ho conosciuto, Eh questo.&nbsp; l\u2019ho conosciuto lui, sua moglie, il figlio. E questo veniva raccontato, ma io poi l&#8217;ho visto, ho vissuto quando , quando uno faceva tardi dicevano che\u201d non far\u00e0 mia come a Toni?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Che \u00e8 arrivato a casa dopo quarant&#8217;anni, dopo 36 anni che era in giro per il mondo. E questo\u2026 poi raccontavano sempre di <strong>morti che li vedevano di notte che giravano<\/strong>.&nbsp; Ai santi. Poi io che ero nato il giorno, io sono nato nel giorno dei morti, quindi mi mettevo ancora pi\u00f9 soggezione, no? Questo parlare continuamente di morti di che tiravano per la giacca.&nbsp;I bambini altamente influenzabili, no?<\/p>\n\n\n\n<p>E quindi? Poi c&#8217;erano queste strane, non strane, queste storie di quelli che andavano via,<strong> l\u00e0 <\/strong><strong>per le Germanie<\/strong>&nbsp; che era un posto indefinito, al di l\u00e0 delle Alpi. No? a Lisingpon, questo dicono qua no? Comunque \u00e8 un posto un po &#8216;indefinito, insomma, mediamente andava dall&#8217;Ungheria&nbsp; Alla Polonia.&nbsp; Poco s\u00ec, s\u00ec, l\u00ec insomma no.&nbsp; Dividevano un po &#8216;a spanne. E poi c&#8217;erano i Bintars. I bintars che non \u00e8 una parola\u2026 che non vuol dire niente in s\u00e9.&nbsp; E sta per \u201cWinter\u201d tedesco.<\/p>\n\n\n\n<p>E erano quelli che andavano via in primavera e tornavano a casa in autunno. E quindi&nbsp;\u201dgli inverni, quelli che facevano l&#8217;inverno\u201d no? A San Daniele c&#8217;\u00e8 anche una nota trattoria che si chiama i <strong>bintars<\/strong>.&nbsp;Che erano questi che tornavano a casa all&#8217;autunno. E tornavano via in primavera. E poi c&#8217;erano quelli che io ho conosciuto. Che si erano persi l\u00e0 per le Americhe.&nbsp; Che era un&#8217;altro posto un po&#8217; indefinito, le Americhe, sostanzialmente era l&#8217;Argentina.&nbsp;Tra la prima e la Seconda guerra mondiale o. Che mediamente se passavano pi\u00f9 di sei mesi&nbsp;senza ricevere posta&nbsp; \u201cE<strong> perso l<\/strong><strong>\u00e0 <\/strong><strong>per le Americhe<\/strong><strong>\u201d<\/strong>. Qualche volta era talmente perso che poi&nbsp; C&#8217;era chi veniva a cercare&nbsp; la moglie del pap\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E c&#8217;erano dei posti dove da bambini, da ragazzini mi piaceva andare o dei posti?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Allora noi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Anche per delle cose che erano successe in quel posto l\u00ec, in quel posto l\u00e0\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Da noi no, da noi c&#8217;era da noi eh qui anche. Ma si chiama un altro modo. C&#8217;era il Tagliamento&nbsp; che veniva usato da giugno a settembre per andare a nuotare perch\u00e9 era la spiaggia pi\u00f9 vicina. Qui il Meduna. E gli altri luoghi erano erano l\u00ec attorno alla Chiesa che c&#8217;era il <strong>sagrato<\/strong>, che era un posto di ritrovo&nbsp; per giocare anche&nbsp; al di fuori della cerchia di famiglia, delle famiglie. Per cui si ritrovava tra quelli che andavano a scuola o tra quelli che andavano&nbsp; a catechismo tra quelli che andavano all&#8217;asilo. Perch\u00e9 l&#8217;asilo era&nbsp; frequentato da quasi tutti i bambini&nbsp;negli ultimi due anni, prima di andare a scuola.&nbsp; Quasi tutti frequentavano l&#8217;asilo&nbsp; del paese. Per\u00f2 io non ho un luogo definito al di fuori, \u00e8 ovvio che\u2026per tirare alle campane, bisognava, con la fionda, bisognava essere vicini al <strong>campanile<\/strong>, ma faceva parte dello spazio che adesso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, che si chiamava sagrato.&nbsp; Che era il posto dove ci si trovava.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; E invece per andare a pattinare nei fossi c&#8217;era \u2026.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Personalmente noi avevamo un canale.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Come si chiama?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; <strong>Al canal!<\/strong>&nbsp; C&#8217;\u00e8 n&#8217;era uno solo, era questo grande canale \u00e8 un canale No, era un canale che nasceva proprio l\u00ec, dalle risorgive&nbsp; e che serviva poi da incanalare nella arrivava fino a\u2026 fino vicino bibione.&nbsp; Dove veniva, serviva quando hanno bonificato i terreni, a incanalare l&#8217;acqua. E il resto erano altri fossi altri.&nbsp;No? Ma quello era il&nbsp; canale che\u2026 Oppure c&#8217;era il vado, un&#8217;altro canale che serviva anche quello debitamente d&#8217;inverno, fare qualche tuffo fuori stagione, quando si rompeva il ghiaccio.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Ma se andava anche d&#8217;estate l\u00ec a fare il bagno?<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; si beh \u00e8 chiaro, un metro e mezzo di acqua.&nbsp; \u00c8 stato un po\u2019 il mio\u2026&nbsp;quello che mi ha sempre condizionato nel rapporto con l&#8217;acqua, eh.&nbsp; Perch\u00e9 quando cadi dentro hai la sensazione di no, non cercata, no? Quindi hai\u2026 ti d\u00e0 sempre la sensazione di di\u2026&nbsp; Io ho mai nella mia vita non ho mai messo volontariamente la testa sott&#8217;acqua. Quarant&#8217;anni che vado a Bibione, ma la testa sott&#8217;acqua\u2026Manco se mi pagano.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Niente tuffi allora.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; No, i miei figli sono tutti\u2026come come anguille, ma\u2026&nbsp; Bastan pochi per famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Allora, ultimissima domanda.&nbsp; Cos\u00ec anche dico\u2026Il progetto per cui stiamo facendo queste interviste si chiama SEME. (risate sul gioco di parole Seme-Scemi)<\/p>\n\n\n\n<p>Speriamo di non essere proprio semi.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; No, ci manca, ci manca la c.<\/p>\n\n\n\n<p>INTERVISTATORE &#8211; Ci piacerebbe che ognuno lasciasse metaforicamente.&nbsp; Un.&nbsp; piccolo seme &nbsp;da mettere sottoterra, che poi un giorno germoglier\u00e0. Una speranza per il futuro, un piccolo pensiero per le nuove generazioni, per quello che potrebbe essere.<\/p>\n\n\n\n<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Allora secondo me, faccio una battuta: finch\u00e9 il<strong> telefono era attaccato al filo, <\/strong>comandava l&#8217;uomo.&nbsp; Da quando il telefono funziona senza il filo comanda il telefono.&nbsp; Nel senso che prima c&#8217;era l&#8217;obbligo della socialit\u00e0.&nbsp; Dei ragazzi, dei e anche degli adulti, ma sopra partendo dai ragazzi.&nbsp; Proprio i genitori invogliavano alla socialit\u00e0, ai figli, al fare gruppo. Perch\u00e9 era l&#8217;unico modo per divertirsi alla buona, alla povera, alla locale, ma era l&#8217;unico modo in cui si potevano fare dei momenti di aggregazione facendo giochi di squadra. Perch\u00e9 da quando si \u00e8 staccato il filo dal telefono non esistono pi\u00f9, esistono i giochi di squadra ma debitamente organizzati, debitamente finalizzati, debitamente limitati nel tempo. Per cui vai ad allenarti, ma fai svelto a sgombrare la pista perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 un altro gruppo che deve fare un&#8217;altra cosa.&nbsp; Cose che non\u2026ai nostri tempi&nbsp;se tu avevi voglia di stare insieme, si stava insieme finch\u00e9 non c&#8217;era un fischio particolare, un urlo particolare, una chiamata particolare che significava che era ora di cambiare la musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Per cui secondo me&nbsp;il&nbsp; tempo che abbiamo passato, non dico quelli della mia et\u00e0, che purtroppo stanno sempre pi\u00f9 diradandosi.&nbsp;Ma anche quelli, diciamo fino agli anni 70.&nbsp; Il tempo dei bambini era dei anche dei ragazzi, era un <strong>tempo libero<\/strong> a loro disposizione e a loro organizzazione. Da quel periodo, anno pi\u00f9 anno meno\u2026 da quel periodo in poi il tempo a disposizione dei bambini e dei ragazzi \u00e8 diventato un tempo organizzato. Per cui hanno perso la libert\u00e0 di &#8211; io vedo i miei nipoti e pronipoti&nbsp; pronipote &#8211; Che \u00e8 ora, \u00e8 sempre ora. Ma noi i pi\u00f9 fortunati in regalo ricevevano il giorno della Cresima il primo orologio.&nbsp; Per cui fino a quella volta il tempo era dato dagli ordini di famiglia e dalla stagionalit\u00e0.&nbsp;Dopodich\u00e9 dipendeva dalla capacit\u00e0 di auto organizzarsi di ogni gruppo pi\u00f9 o meno omogeneo.&nbsp;Che consentiva di trascorrere il tempo Libero.<\/p>\n\n\n\n<p>Poi sai, nelle famiglie dei contadini il tempo libero era scandito anche&nbsp; dal lavoro lavori leggeri, ovviamente pi\u00f9 o meno leggeri, ma che ti occupavano gran parte del tuo tempo libero. E siccome la nostra societ\u00e0 era una societ\u00e0 organizzata in termini agresti.&nbsp; Per nostra fortuna non abbiamo dovuto vivere in in condominio. Inscatolati, no.&nbsp; Almeno io personalmente.&nbsp; Non ho mai vissuto in condominio.&nbsp; Il condominio pi\u00f9 grande \u00e8 stato in Svizzera.&nbsp; In una casa tre piani e io abitavo al primo.&nbsp; Quello \u00e8 stato per mia fortuna, eh.&nbsp; Perch\u00e9&nbsp;la mia immaginazione non arriva&#8230;&nbsp; La prima cosa che ho fatto appena arrivato sulla (fermo, no, s\u00ec,) la prima cosa che ho fatto quando sono arrivato sulle Torri gemelle a New York&nbsp; \u00e8 stata quella di andare a cercare\u2026 ho fatto un giro&nbsp; della terrazza.&nbsp; \u00c8 stata quella di andare a chiedere al barista, dove era la scala? Perch\u00e9 non avevo visto, non c&#8217;erano scale esterne, a chiedere dov&#8217;era la scala?&nbsp; Mi ha detto dov&#8217;era, ho guadagnato subito l&#8217;ascensore, ho detto a chi era con me, moglie e cognati eccetera tutto, io vi vi aspetto a basso che non \u00e8 il caso di stare All&#8217;ottantaquattresimo piano. Si pu\u00f2 vivere anche coi piedi per terra, a questo mondo? Io so che per il mio lavoro, quando dovevo anche andare spesso in giro&nbsp; No, soprattutto a Roma&nbsp; e la mia preoccupazione era avere&nbsp; sempre lo stesso albergo per avere garantito\u2026 quando andava male il secondo piano.<\/p>\n\n\n\n<p>Io, mia nipote, io, mia nipote che abita io ho mia nipote che abita in fondo a questa strada. Sar\u00e0 un mese e mezzo che non la vedo. Due no che lei lavora Da un&#8217;altra parte non ha tempo, il marito suo lavora da un&#8217;altra parte S e succedeva una volta, ti dicevano s\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>E adesso invece?&nbsp; Per\u00f2.&nbsp; Non ho rimpianti.&nbsp; Ogni tanto. (\u00c8 spento?)&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni tanto dico, pensa la fortuna che abbiamo avuto molti di noi, no rispetto a Berlusconi Che ha dovuto perdere tanto tempo a contare i soldi. Noi non abbiamo avuto, non abbiamo perso tempo tranquilli, tranquilli, no? Vedi, adesso io ho preso un impegno, ma non so se lui lo rispetter\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>S\u00ec, di morire al giorno che tagliano il nastro per l&#8217;inaugurazione del ponte sullo Stretto. S\u00ec, quindi mi son dato un po&#8217; di tempo per continuare a disturbare l&#8217;anteas, io spero che scada che cada durante l&#8217;inaugurazione no, perch\u00e9 no? Io mi sto\u2026 io che resti il ponte e io mi tolgo dai piedi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SERGIO CELOTTO &#8211; Allora io mi chiamo Sergio Celotto, ho 86 anni abbondanti. E vengo dalla bassa friulana, dalla bassa pordenonese, da Morsano al Tagliamento. L&#8217;ultima casa della regione prima della provincia di Venezia. Nato e cresciuto in giro per il mondo. Cresciuto l\u00ec, ma poi a scuola Pordenone poi. 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