ubu brat

l’assurdo classico della guerra

ubu BRAT

l’assurdo classico della guerra

regia Michele Modesto Casarin
di e con Claudio Colombo e Agata Garbuio
costumi Marianna Fernetich
maschere e scene BRAT
produzione BRAT

sinossi

dello spettacolo

BRAT apre le porte del suo teatrino, varcate le quali si entra in un mondo folle e surreale in cui tutto è possibile: un passaverdura si trasforma in una corona, del pentolame in armature da guerra, dei simpatici pupazzi in condannati a morte e persino un burbero briccone può riuscire a diventare re.

Infatti Padre Ubu, una sorta di goffo e sgangherato Macbeth, incoraggiato dalla moglie Madre Ubu, arriva ad impadronirsi della corona di Polonia attraverso complotti e assassini. E proprio come nel dramma scozzese, sarà il giovane erede scampato al massacro a spodestare l’usurpatore e a ristabilire l’ordine. Ma in realtà la rovina di Padre e Madre Ubu verrà dall’interno. La loro ottusa e vorace avidità li spingerà a legittimare efferati misfatti, a calpestare leggi e farne altre su misura, a dilapidare il denaro pubblico ed a eliminare ogni oppositore, portandoli ad affrontare guerre, rivolte e pericoli di ogni genere fino a ritrovarsi braccati dai numerosi nemici che si sono fatti.

linguaggi

utilizzati in scena

È un mondo racchiuso in un piccolo spazio, teatro nel teatro: un armadio- baracca-casa, forse quella stessa casa in cui Jarry allestì un teatrino di burattini, con tanto di tende a fiorellini, che si trasforma, grazie ai diversi livelli e spazi che offre, ora in palazzo reale, ora in pulpito, ora in cavità di grotta o in graticcia di teatro. Tutto per mezzo della magia e della potenza evocativa del teatro di maschera e di figura, che riescono a ricreare gli spazi e le situazioni grazie al gioco, alla fantasia e alla follia.

Così, in una contaminazione continua di linguaggi, gli oggetti quotidiani acquistano nuove funzioni e le grandi maschere, dalla forma a pera tipica dei disegni dello stesso Jarry, si trasformano in teste di grossi e goffi fantocci viventi, creando così nello spettatore uno sguardo puro, distaccato ma al tempo stesso più coinvolto proprio perché protetto e rassicurato da questa distanza. A poco a poco, in questo modo, lo spettatore ritorna bambino e si ritrova partecipe in una catartica battaglia giocata a colpi di palle colorate.

genere

e contenuti

È il mondo tragico e farsesco dell’ascesa e caduta di Padre Ubu, in cui convergono echi provenienti da diverse trame shakespeariane. Un mondo che attraverso il filtro del surreale e del grottesco diventa strumento di indagine della realtà multiforme e imperfetta, universale nel fotografare l’avidità umana.

Si rivela così un mondo dominato da crudeltà e prevaricazioni, ma pur sempre giocoso nella sua cruda cattiveria infantile, priva di remore e moralismi. Un mondo pervaso da uno spirito patafisico che riesce a mantenere la freschezza irriverente dell’originale, fatta di provocazione, assurdo, farsa, parodia e umorismo, trasformando il tutto in una buffa storia, spassosa e divertente che però potrebbe essere più seria, verosimile e vicina di quanto si pensi.

È il mondo di UBU BRAT, che crediamo non sarebbe dispiaciuto a Jarry.

dicono

dello spettacolo

<< UBU BRAT rappresenta la fantasia che trasforma una scatola in un intero Stato e due attori in un esercito di personaggi. La dimensione del gioco è amplificata dalle maschere, e se si ha la sensazione di trovarsi di fronte a dei bambini che giocano a fare la guerra, il pensiero corre con un brivido a tutti i governanti che decidono davvero della vita e della morte delle persone come se fosse un gioco. Ma il potere che hanno è solo il potere che gli diamo. Questo spettacolo, infatti, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, oggi come all’epoca in cui è stato scritto. E il lancio delle immaginarie palle di cannone oltre ad essere liberatorio e divertente, ci fa toccare con mano, il potere del popolo. >>

Sara Di Cosmo

sinossi

dello spettacolo

BRAT apre le porte del suo teatrino, varcate le quali si entra in un mondo folle e surreale in cui tutto è possibile: un passaverdura si trasforma in una corona, del pentolame in armature da guerra, dei simpatici pupazzi in condannati a morte e persino un burbero briccone può riuscire a diventare re.

Infatti Padre Ubu, una sorta di goffo e sgangherato Macbeth, incoraggiato dalla moglie Madre Ubu, arriva ad impadronirsi della corona di Polonia attraverso complotti e assassini. E proprio come nel dramma scozzese, sarà il giovane erede scampato al massacro a spodestare l’usurpatore e a ristabilire l’ordine. Ma in realtà la rovina di Padre e Madre Ubu verrà dall’interno. La loro ottusa e vorace avidità li spingerà a legittimare efferati misfatti, a calpestare leggi e farne altre su misura, a dilapidare il denaro pubblico ed a eliminare ogni oppositore, portandoli ad affrontare guerre, rivolte e pericoli di ogni genere fino a ritrovarsi braccati dai numerosi nemici che si sono fatti.

linguaggi

utilizzati in scena

È un mondo racchiuso in un piccolo spazio, teatro nel teatro: un armadio- baracca-casa, forse quella stessa casa in cui Jarry allestì un teatrino di burattini, con tanto di tende a fiorellini, che si trasforma, grazie ai diversi livelli e spazi che offre, ora in palazzo reale, ora in pulpito, ora in cavità di grotta o in graticcia di teatro. Tutto per mezzo della magia e della potenza evocativa del teatro di maschera e di figura, che riescono a ricreare gli spazi e le situazioni grazie al gioco, alla fantasia e alla follia.

Così, in una contaminazione continua di linguaggi, gli oggetti quotidiani acquistano nuove funzioni e le grandi maschere, dalla forma a pera tipica dei disegni dello stesso Jarry, si trasformano in teste di grossi e goffi fantocci viventi, creando così nello spettatore uno sguardo puro, distaccato ma al tempo stesso più coinvolto proprio perché protetto e rassicurato da questa distanza. A poco a poco, in questo modo, lo spettatore ritorna bambino e si ritrova partecipe in una catartica battaglia giocata a colpi di palle colorate.

genere

e contenuti

È il mondo tragico e farsesco dell’ascesa e caduta di Padre Ubu, in cui convergono echi provenienti da diverse trame shakespeariane. Un mondo che attraverso il filtro del surreale e del grottesco diventa strumento di indagine della realtà multiforme e imperfetta, universale nel fotografare l’avidità umana.

Si rivela così un mondo dominato da crudeltà e prevaricazioni, ma pur sempre giocoso nella sua cruda cattiveria infantile, priva di remore e moralismi. Un mondo pervaso da uno spirito patafisico che riesce a mantenere la freschezza irriverente dell’originale, fatta di provocazione, assurdo, farsa, parodia e umorismo, trasformando il tutto in una buffa storia, spassosa e divertente che però potrebbe essere più seria, verosimile e vicina di quanto si pensi.

È il mondo di UBU BRAT, che crediamo non sarebbe dispiaciuto a Jarry.

dicono

dello spettacolo

<< UBU BRAT rappresenta la fantasia che trasforma una scatola in un intero Stato e due attori in un esercito di personaggi. La dimensione del gioco è amplificata dalle maschere, e se si ha la sensazione di trovarsi di fronte a dei bambini che giocano a fare la guerra, il pensiero corre con un brivido a tutti i governanti che decidono davvero della vita e della morte delle persone come se fosse un gioco. Ma il potere che hanno è solo il potere che gli diamo. Questo spettacolo, infatti, ci mette di fronte alle nostre responsabilità, oggi come all’epoca in cui è stato scritto. E il lancio delle immaginarie palle di cannone oltre ad essere liberatorio e divertente, ci fa toccare con mano, il potere del popolo. >>

Sara Di Cosmo

Associazione BRAT - ETS
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